Paolo e le gare in Mountain Bike

Paolo e le gare in Mountain Bike

Come viviamo una gara? La sua preparazione? Il giorno prima e le emozioni che porta? Il nostro Paolo Novati, Consigliere del Direttivo Comolake, ha avuto la voglia e il tempo di spiegarlo in questo pezzo scritto la sera stessa della gara. Posto che tutti ci chiediamo dove trovi tutte queste energie, non possiamo che restare estasiati dal suo entusiasmo e dalla carica che dà a tutti! Grazie Paolo!!

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Da quando ho cominciato ad andare in mtb Max e Dany sono sempre stati il mio riferimento. Ho poi conosciuto tutti gli altri della squadra e quando arrivavo al traguardo di una gara vi ho sempre visti lì, arrivati da tanto o da poco. Ad aspettare i vostri compagni (me compreso). Per capire se stavo migliorando guardavo il distacco che mi davate. Solitamente cominciavo a Cassina con una decina di muniti da Max e alla fine dell'anno gli arrivavo sotto o poco avanti. Quest'anno è iniziato meglio, tanto meglio che ho cominciato a credere che a Garda avrei potuto tentare il colpaccio. Sapevo che in questa gara avrei potuto giocarmela ma...compleanno del Danielino e relativa festa dai nonni proprio il giorno prima della gara. "Dovresti riposare" mi dico, "domani parti presto e la scorsa notte hai dormito poco più di 5 ore". Meglio preparare borsa e furgone prima di cena. Ma c’è la scuola di Mountain Bike che finisce inaspettatamente molto più tardi del solito. Morale rientro 5' prima dell'appuntamento dai suoceri. Mi aspettano le irrinunciabili (per motivi politici) lasagne della suocera, alimento pre-gara di ogni sportivo che si rispetti. Antipasto e Sachertorte si sono aggiunte a far festa nel mio stomaco mentre il cervello si metteva a fare il poeta con le rime baciate: "Stupido! Stai buttando via una grande occasione". Una volta a casa, metti a letto i bimbi, prepara tutto, carica il furgone e l'orologio ha già fischiato al calendario che era il momento di girare pagina. Corro a letto!?! Nooo! Ci sono le prove della Motogp! Diamo motivo alla piccola parte sana del mio cervello di andare a cercare un posto in cui qualcuno apprezzi il suo operato. Quando punto la sveglia, l'orologio mi ricorda che la stessa avrebbe suonato di lì a 4 ore e 45 minuti. Fortunatamente è educato e si è astenuto dall'aggiungere una nutrita serie di insulti. Di lì a 4 ore e 40' sono sveglio e anticipo lo scattare della melodia che mi ribalta dal letto tutte le sante mattine. Routine quotidiana (Ma senza colazione, che consumerò in una ridente piazzola di sosta dell'A4) e via... Il navigatore dice che alle 8.10 sarò a Garda mentre il tergicristallo fa il verso allo scuotere della testa della famosa piccola parte di cervello sano. Piove, governo ladro. Non ho mai corso con l'acqua.  Come mi vesto? ...e le discese? Cosa direbbe Maestromonta della Barzo montata   in occasione della 6h di Monguzzo 2018 e della chaoyang premio della stessa gara? Non me ne frega niente! Piove per tutti. Anzi, la pioggia magari può annacquare la grinta degli altri ed aiutarmi a stare lì con loro. Sono sereno e carico: oggi me la gioco! Arrivo a Garda, sotto il gazebo la solita festa. Si ride e si scherza. Sono a casa, sono con i miei amici. Ho lasciato la piantina con l'altimetria sul furgone. Vabbè si sale, si scende poco, poi si sale tanto fino al 30° km. Da lì occhio, poi il salto e ancora qualche strappo che due anni fa non mi aspettavo. Griglia, musica, accendi il Garmin, VIA. I miei compagni davanti a me, cerco Dani, mi sembra di riconoscerlo 50 metri più avanti. Senza strafare zigzago tra le bici puntando la maglia nera con le strisce azzurro/gialle. Non passano 10 secondi e da dietro sento il Dani che mi fa una battuta...allora quello là davanti è Max. Continuo col mio zig zag e raggiungo Max. Mi attacco a un gruppetto e in poco tempo raggiungo Patrizio. Ci siamo, la prima maglia Comolake è in taglia M e sull'etichetta della taglia c'è scritto "Fiulet"col pennarello indelebile. Mi ero imposto di salire a 165/68 battiti per non spendere troppo. Un occhio al Garmin e siamo a 178. "Prendi una ruota e tienila" penso. Non sono esperto, ma mi sembra una ruota buona: gira, gira forte e gira più forte di qualche altra ruota che man mano sorpassiamo. Via così. Comincio a riconoscere qualche punto già visto nel 2017. Mi sembra di ricordare il punto dove avevo detto ad Eleonora di mangiare qualcosa perché era già passata un'ora di gara ma oggi il timer ha da poco girato intorno ai 38'. Si scende un po', siamo a 12km e si ricomincia a salire. I 165 battiti restano sconosciuti al display del Garmin, ma non sto facendo fatica. Non sono in affanno e le gambe non fanno male. Siamo in salita, potrebbe arrivare Ale. Quando mi avrà sorpassato proverò ad attaccarmi. Sento che hanno ridotto il tracciato, non si capisce di quanto ma è certo che la salita, che pensavo essere dalla mia parte, è stata tagliata. Avanti, avanti, avanti, Ale, Dani & co non li vedo. Cominciamo a scendere. Bello, devi stare attento a come stai in sella per non far scivolare la ruota davanti e vai a richiamare parte delle cose che racconti il sabato pomeriggio ai bambini. Nonostante tutta l'attenzione un paio di scivoloni li picchio dentro e nel secondo combino il danno: la leva del freno davanti si è girata in avanti. Si è sfondato il seeger che dovrebbe impedire al pistoncino della pompa di uscire dalla sua sede e insieme a lui anche l'olio che si occupa di evitare che ti schiacci contro una pianta in discesa. Chissà se seeger, pistoncino e olio provano invidia per le pastiglie che da quasi due anni stanno godendosi la loro nuova vita ai margini di un sentiero in Val di Sole. Cerco di convincerli ad accompagnarmi al traguardo tenendo sempre un dito sul freno e anticipo ogni frenata per capire se mi fermerò o se devo prepararmi ad infangare ancora un po' la divisa. Nel frattempo non capisco più a che punto della Gara sono. Sui cartelli leggo solo Granfondo, ma ho appena passato il punto da cui ho visto arrivare altri ragazzi da destra che penso fossero quelli che hanno fatto il corto. Il Garmin non segna neanche 40km, arriva qualche strapetto, dovrei avere ancora 12/15km, evitiamo di strafare e prendo un gel. Discesa a tornanti e il lago laggiù, è finita! Cercando di evitare errori mi tiro in basso con mille dubbi. Dopo il campeggio mi attacco ad un paio di ragazzi e sul traguardo gli tiro la volata, sicuramente inutile ma divertente e appagante. Riconosco una divisa che mi ha accompagnato per buona parte della gara: "Scusa, ma tu hai fatto la marathon o la Granfondo?" "Abbiamo fatto tutti la Granfondo praticamente, ho fatto 42 km", controllo e sono gli stessi che ho io. Allora non ho sbagliato percorso! Allora è vero: stavolta è la mia volta. Oggi aspetto io gli altri. Non sto nella pelle, sono contentissimo. Di lì a poco arriva Dani e poi Ale, mi vedono, mi sorridono e si complimentato. A mia sensazione sono più contenti di me di vedermi lì e questo mi riempie il cuore. Arrivano anche Ferdi e Fabio. Mi rendo conto che anche la fortuna mi ha aiutato, Ferdi ha avuto una settimana pesante ed è rimasto intruppato, Dani lo ha aspettato e magari poteva andare più forte ma qui pensavo che Ale ci avrebbe messi tutti in riga.

Ma quello che mi porto a casa è che i miei amici sono contenti che stavolta sia arrivato davanti. Come la chiamiamo? Amicizia? Sportività? La chiamiamo COMOLAKE! 

È una delle prime cose che mi ha detto Marco quando ha cominciato a pedalare con noi: "È fantastico vedere come sapete competere tra di voi, giocando e divertendovi"

Grazie ancora per la pazienza ;-)


Paolo