La Curva

La Curva Semplice è quella che presenta le minori difficoltà: non ha appoggio, è su terreno costante e compatto, generalmente in piano e senza contropendenze.  La tecnica e la relativa progressione didattica devono essere di apprendimento molto precoce, e devono essere proposte già a bambini delle categorie G1 e G2. Non si sottovaluti la necessità di ripassare il fondamentale in tutte le categorie. L’osservazione sul campo e l’esperienza fanno notare quanti adulti amatori, stradisti e fuoristradisti,  abbiano difficoltà evidenti in una o più delle fasi descritte più avanti, segno dell’importanza di un training su questi aspetti in tutte le fasi della vita ciclistica.

 

Le fasi di cui si compone una curva sono quattro, da eseguire il più possibile in maniera fluida e continua.

La prima fase è quella dell’anticipazione. Si allarga la traiettoria il più possibile, portandosi verso il bordo esterno del sentiero. È la fase in cui si imposta una frenata che sia efficace, con il peso del corpo ben distribuito sul mezzo, la pressione di frenata ripartita soprattutto sull’anteriore, e i freni che vengono rilasciati progressivamente nel passaggio alla fase successiva.

La fase seguente è quella dell’inserimento: tenendo lo sguardo alto si porta la bici verso la corda della curva, con i freni progressivamente completamente rilasciati. Dobbiamo evitare sbandamenti, perdite di aderenza, sbilanciamenti nella distribuzione dei pesi.

La terza fase è quella della chiusura, nella quale si prende la corda della curva e si è al massimo grado di inclinazione del mezzo. Qui lo sguardo, la testa e a seguire le spalle, guardano fuori dalla curva, gli occhi cercano l’uscita dalla curva.

L’uscita è l’ultima fase. La bici è ormai perpendicolare al terreno, si può cominciare a pedalare con forza e ad imprimere energia sulla ruota motrice senza che perda aderenza. La traiettoria, in questa fase, ha portato la bicicletta dalla corda della curva al bordo esterno del sentiero o della strada.

 

Impostazione del gesto tecnico

In curva dobbiamo spingere con il piede esterno verso il basso, la caviglia si flette e il tallone si avvicina a terra, anche per abbassare il più possibile il baricentro e per favorire l’aderenza delle gomme al terreno. Il peso dell’atleta deve essere distribuito in maniera centrale.  Questo gesto è fondamentale ed indispensabile per affrontare correttamente ogni singola curva.

Contemporaneamente alla distribuzione del peso sul pedale esterno, è necessario premere con l’interno coscia della gamba esterna sulla sella, e con il ginocchio sul tubo orizzontale del telaio. Il peso del corpo deve essere centrale, le braccia piegate e il peso distribuito uniformemente su manubrio e pedali. Troppo carico sull’avantreno, o troppo peso sulla ruota posteriore, sbilanceranno la bici e causeranno perdite di aderenza repentine e non controllabili. Lo sguardo deve puntare fuori dalla curva, almeno a partire dalla fase della chiusura. Dobbiamo ricordarci che il punto che guardiamo è quello dove andrà la bici. Uno sguardo troppo sotto la ruota anteriore non ci permetterà di distenderci e rallenterà la nostra azione. A uno sguardo troppo distante corrisponderà una povera lettura del terreno su cui posiamo le ruote. Se punteremo lo sguardo in direzione degli ostacoli o dei pericoli– siano essi piante, rocce, auto, altre bici- la tendenza del nostro cervello sarà quella di portarci in direzione del pericolo stesso. È perciò fondamentale insegnare ai bambini, e spesso anche agli adulti, a porre attenzione su quello che si vuole fare, piuttosto che a ciò che si vuole evitare.

Le spalle sono leggermente rivolte verso l’interno della curva. Quando la testa gira, insieme allo sguardo, per uscire dalla curva, anche le spalle seguiranno il movimento armoniosamente.

Nel momento in cui carichiamo il peso del corpo sulla gamba e sul pedale esterno, è fondamentale spingere con la mano interna sul manubrio, verso il basso. Il gomito esterno

resterà più piegato di quello interno, e il peso caricato sul semi-manubrio interno aiuterà la bici a mantenere una buona aderenza. Questo movimento è spesso poco curato e sviluppato dai ciclisti. Uscendo dalla curva, verso la fine della fase di chiusura, la mano che spinge verso il basso si distende e spinge il manubrio progressivamente e armoniosamente in avanti, come ad accompagnare la bici fuori dalla curva, gestendo l’aderenza nella maniera più fluida. I freni, nelle fasi 2, 3 e 4 della curva, non devono essere usati. Il freno anteriore in curva impedisce un ottimale controllo del mezzo, con la bici che tenderà a proseguire dritta e a non chiudere la curva. In certi casi l’utilizzo in curva del freno posteriore può aiutare a chiudere meglio la traiettoria, e a regolare la velocità dopo una fase di impostazione troppo svelta.

Progressione didattica

Nell’apprendimento di ogni fondamentale e di ogni tecnica, è necessario implementare le difficoltà in maniera progressiva e adeguata agli skills di chi deve imparare la specifica abilità. La progressione didattica della curva non fa differenza:

  1. movimento a secco intorno ai cinesini, sollevare il ginocchio interno e spingere verso il

basso con il braccio e la mano interni.

  1. curve libere in bicicletta, in campo aperto, su terreno piano e senza difficoltà.
  2. curve, a destra e a sinistra, su uno slalom di cinesini posti a 4/6m tra loro. Prestare cura al peso caricato sulla gamba e sul pedale esterni.
  3. all’esercizio precedente aggiungere il controllo degli arti superiori. Sguardo sul cinesino

successivo, braccia flesse e mano interna che spinge verso il basso.

  1. cinesini a una distanza tra loro di 2 m, progressione come ai punti 3 e 4.
  2. distanza tra i cinesini variabile, da un metro a 5 metri.
  3. figura dell’otto.
  4. curve libere su terreno accidentato, in pendenza, in contropendenza
  5. curve, a destra e a sinistra, su uno slalom di cinesini posti a 4/6m tra loro su terreno

accidentato, in pendenza, e infine in contropendenza.

  1. cinesini a 1 m tra loro, su terreno accidentato, in pendenza e in contropendenza.
  2. cinesini a distanza variabile, su terreno difficile, alla ricerca della complessità massima.

 

Infine, con uscite su terreno naturale, è possibile verificare e applicare gli apprendimenti.

Un esercizio può essere ad esempio quello di, con l’aiuto dei cinesini, segnare la giusta traiettoria di una curva per impararla meglio. Si può far provare al ragazzo traiettorie corrette e traiettorie errate perché si renda conto della poca economia di una traiettoria errata. Due ragazzi possono affrontare una curva appaiati e notare come a parità di velocità quello con la traiettoria migliore uscirà decisamente più veloce.